Non confondere il trend con la tecnica
Una tendenza non è una tecnica. E diventare make-up artist nel 2026-2027 significa molto più che imparare a truccarsi davanti a uno schermo.
Ma oggi il make-up è davvero diventato più semplice, oppure siamo semplicemente diventati più bravi a farlo sembrare semplice?
È una domanda che mi capita di farmi spesso, soprattutto osservando quanto è cambiato il modo di avvicinarsi al mondo del make-up negli ultimi anni.
Quando ho iniziato io, imparare questo mestiere significava soprattutto osservare, studiare, fare pratica e cercare occasioni per lavorare. Significava avere curiosità, andare a vedere cosa facevano gli altri professionisti, cercare di capire come lavoravano, fare domande e, molto spesso, anche sbagliare. Non c’era la possibilità di aprire un telefono e trovare in pochi secondi centinaia di tutorial realizzati da persone provenienti da ogni parte del mondo.

Un tutorial non ti rende Make-Up Artist: ecco cosa fa davvero la differenza
Oggi abbiamo una possibilità straordinaria che prima non esisteva: possiamo accedere a una quantità enorme di informazioni. Possiamo studiare online, seguire professionisti internazionali, partecipare a lezioni a distanza, confrontarci con realtà che si trovano dall’altra parte del mondo e continuare la nostra formazione anche quando non possiamo essere fisicamente in un’aula.
Io stessa sto lavorando proprio in questa direzione con un nuovo progetto di formazione online, perché credo profondamente nelle possibilità che il digitale può offrire.
Il problema, quindi, non è il web
Il problema nasce quando confondiamo lo strumento con il mestiere.
Perché guardare un tutorial, seguire un corso online o conoscere una tecnica attraverso il web può essere un ottimo punto di partenza, ma diventare un make-up artist significa poi portare tutto quello che abbiamo imparato nella realtà, davanti a persone vere, volti veri, situazioni diverse e spesso imprevedibili. Ed è proprio qui che, secondo me, oggi si trova la vera sfida.
Il make-up cambia continuamente, ma la professionalità rimane
Nel 2026-2027 il mondo del make-up sta vivendo un momento particolarmente interessante. Dopo anni in cui abbiamo visto dominare una bellezza molto costruita sui social, stiamo assistendo a un ritorno verso una pelle più reale, texture meno perfette, basi più leggere, il cosiddetto skinimalism, il soft-matte e una maggiore accettazione delle caratteristiche naturali del viso.
Allo stesso tempo, però, il colore torna protagonista, gli smokey eyes acquistano nuovamente spazio, le labbra vengono reinterpretate e sulle passerelle ritroviamo make-up più espressivi e creativi.
A prima vista potrebbe sembrare una contraddizione. Per me, invece, è semplicemente il modo in cui la moda e il beauty evolvono.
Le tendenze non spariscono veramente: ritornano, vengono reinterpretate, si mescolano con quello che abbiamo vissuto negli anni precedenti e assumono una forma nuova.
Per questo un professionista deve conoscere i trend. Deve sapere cosa sta succedendo, deve osservare, studiare e aggiornarsi. Ma conoscere una tendenza non significa necessariamente doverla riprodurre su ogni volto.
- È qui che secondo me bisogna fare una distinzione fondamentale: una tendenza non è una tecnica.
- La tendenza cambia. La tecnica rimane.
- E soprattutto, la tecnica deve essere messa al servizio della persona e non il contrario.

Il rischio di cercare sempre la strada più facile
Insegno ormai da moltissimi anni e, nel tempo, ho visto cambiare profondamente il modo in cui le persone si avvicinano a questa professione.
Oggi è molto facile innamorarsi dell’immagine del make-up artist. Sui social vediamo lavori bellissimi, backstage, shooting, prodotti, trasformazioni, passerelle, fotografie perfette. Tutto appare veloce, luminoso e immediato.
Ma la professione vera è molto più complessa di quello che vediamo sullo schermo.
Ed è proprio per questo che non credo nella ricerca della strada più facile. Credo invece nella ricerca della strada che ci permette di crescere.
Questo non significa affatto che la formazione online non sia valida. Al contrario. Se costruita bene, può essere uno strumento importantissimo e può permettere a moltissime persone di studiare con professionisti che altrimenti non avrebbero la possibilità di incontrare.
Ma una formazione, online o in presenza, deve avere un obiettivo: dare strumenti che poi devono essere messi in pratica.
Perché nessun video può sostituire completamente l’esperienza che si fa quando ci si trova davanti a una persona che ha una pelle particolare, un viso difficile da interpretare, una richiesta precisa o magari un’idea completamente diversa da quella che avevamo immaginato.
È lì che comincia davvero il mestiere.

Essere make-up artist nel 2026-2027 significa essere curiosi
Lo dice la parola stessa: make-up artist. Per me essere artisti significa, prima di tutto, essere curiosi.
Curiosi di conoscere, di vedere, di viaggiare, di osservare culture diverse, di studiare la storia del costume e del make-up, di guardare un film e chiedersi perché quel personaggio è stato truccato proprio in quel modo. Significa guardare una fotografia, una sfilata, un’opera d’arte e lasciarsi contaminare.
Io ho avuto la fortuna di viaggiare molto per lavoro e di incontrare realtà professionali molto diverse tra loro. Ogni viaggio, ogni produzione, ogni persona incontrata ha lasciato qualcosa nel mio modo di lavorare. Credo che sia proprio questa curiosità a fare la differenza. Un make-up artist non può rimanere fermo a quello che sa già fare. Deve continuare a cercare.
Deve avere la voglia di proporsi, di mettersi in gioco, di provare strade nuove. Deve avere anche il coraggio di uscire dalla propria zona di comfort. Perché questo è un mestiere nel quale non si finisce mai di imparare.
Prima del trend viene sempre la persona
Seguire le tendenze è importante. Ma sapere cosa vuole la cliente è ancora più importante. Questa è una delle cose che, con gli anni, ho imparato a considerare fondamentali.
Una cliente non è semplicemente un volto sul quale dobbiamo dimostrare la nostra tecnica. È una persona con una propria personalità, un proprio modo di vedersi, delle aspettative, delle abitudini e spesso anche delle piccole insicurezze.
Il nostro compito è ascoltarla
Dobbiamo capire cosa ci sta chiedendo, ma anche sapere quando una determinata soluzione non è adatta a lei. Dobbiamo conoscere il volto che abbiamo davanti e trovare il modo di valorizzarlo senza trasformarlo necessariamente in qualcosa che abbiamo visto sui social.
Un trucco tecnicamente perfetto può essere sbagliato se non appartiene alla persona che lo indossa. Per questo, prima ancora di scegliere un colore o una tecnica, dobbiamo imparare a osservare.
La morfologia, la teoria del colore, la qualità della pelle, le proporzioni, la luce, l’età, lo stile e la personalità diventano strumenti attraverso i quali possiamo costruire il nostro lavoro.
Il trend arriva dopo
Conoscere se stessi è parte della professione
C’è un altro aspetto del quale si parla moltissimo oggi, soprattutto sui social: diventare la versione migliore di se stessi. Può sembrare una frase fatta, ma nel nostro lavoro credo che abbia un significato molto concreto. Per diventare professionisti dobbiamo imparare a conoscere noi stessi. Dobbiamo capire quali sono le nostre qualità, dove siamo forti e dove invece abbiamo ancora bisogno di lavorare. Dobbiamo imparare anche ad accettare il confronto.
Non possiamo essere i migliori in tutto e non dobbiamo avere paura di ammetterlo. Io, nel corso della mia carriera, ho seguito persone più brave di me in determinate cose e ho imparato da loro. È una cosa che considero assolutamente normale. Un professionista non smette di essere professionista perché riconosce il talento di qualcun altro. Al contrario, può diventare ancora più bravo proprio perché continua a imparare.
Il problema nasce quando il confronto diventa giudizio. Viviamo in un’epoca nella quale giudicare è diventato semplicissimo. Basta uno schermo per commentare il lavoro, l’aspetto o le scelte di qualcun altro. Ma il giudizio distruttivo non aiuta nessuno a crescere.
Nel lavoro, come nei rapporti umani, penso sia molto più utile imparare ad osservare, capire, prendere ciò che ci serve e continuare a costruire il nostro percorso. Alla fine, il vero obiettivo non dovrebbe essere diventare qualcun altro. Dovrebbe essere diventare la versione migliore di noi stessi.
La gavetta fa parte del mestiere di make-up artist
Ogni professionista con una lunga esperienza alle spalle è partito da qualche parte. Non esistono scorciatoie per sostituire completamente l’esperienza. Ci si forma attraverso la scuola, attraverso lo studio personale, seguendo i migliori, osservando, facendo pratica e poi lavorando. E spesso si comincia proprio dalla gavetta.
La gavetta non è tempo perso
È il periodo nel quale impariamo a stare in un ambiente professionale, a rispettare i tempi, a collaborare con gli altri, a gestire una situazione che non avevamo previsto e a capire che il lavoro vero è molto diverso da quello che immaginiamo quando ancora lo conosciamo soltanto attraverso la teoria.
Una scuola dovrebbe dare le basi e gli strumenti per iniziare questo percorso. Poi bisogna continuare. Ed è anche per questo che considero importante oggi poter utilizzare sia la formazione tradizionale sia quella digitale. Le modalità cambiano, ma il principio rimane lo stesso: studiare per poter lavorare meglio.
Quando un’allieva diventa una collega
Tra le soddisfazioni più grandi che ho avuto in tanti anni di insegnamento c’è quella di poter chiamare, per un lavoro, una mia ex allieva o un mio ex allievo.
Ogni volta mi fa un enorme piacere. Perché significa che quella persona ha iniziato a costruire la propria strada.
Ha preso ciò che ha imparato, lo ha elaborato, lo ha mescolato con le proprie esperienze e ha cominciato a forgiare il proprio talento. Ed è proprio questo che dovrebbe fare una buona formazione: non creare copie dell’insegnante, ma aiutare ogni persona a trovare la propria identità professionale.
Quando vedo una mia ex allieva lavorare e riconosco nella sua preparazione qualcosa che arriva dal percorso fatto insieme, provo una soddisfazione difficile da spiegare. Ma sono ancora più felice quando vedo che quella persona è diventata diversa da me. Perché significa che ha trovato la sua strada.

Il cliente è il nostro vero datore di lavoro
Quando scegliamo di trasformare il make-up in una professione dobbiamo ricordarci di una cosa molto semplice: il nostro lavoro esiste grazie alle persone che scelgono di affidarsi a noi.
E non abbiamo un solo cliente
Possiamo averne decine o centinaia in un anno, ognuno con una personalità diversa. Questo ci obbliga a crescere anche dal punto di vista umano. Dobbiamo imparare ad ascoltare, comunicare, rispettare, essere puntuali, organizzati e affidabili. Saper gestire situazioni differenti e mantenere la calma quando qualcosa non va secondo i piani.
E soprattutto dobbiamo essere tecnicamente preparati. Noi siamo tecnici e dobbiamo cercare di essere eccellenti in tutto ciò che facciamo. La creatività è fondamentale, naturalmente. Ma senza preparazione rischia di rimanere soltanto un’idea. La tecnica ci permette di trasformare un’idea in un risultato.
Anche la discrezione è professionalità
C’è poi un aspetto del nostro lavoro che considero sempre più importante: la privacy.
Viviamo nell’epoca del "facciamoci i fatti degli altri". Tutto viene fotografato, raccontato, pubblicato. Ogni momento può diventare contenuto.
Ma il cliente non è contenuto
È una persona che ci ha scelto e che si è affidata a noi. Nel mio lavoro mi è capitato e mi capita di lavorare con persone conosciute, VIP e clienti stranieri. In questi contesti ho imparato ancora di più quanto la discrezione sia importante. Non tutto quello che succede durante un lavoro deve finire sui social. Non tutto deve essere fotografato e raccontato. A volte il gesto più professionale che possiamo fare è semplicemente non pubblicare.
La fiducia che un cliente ripone in noi vale molto più di una storia Instagram. Credo che anche questo faccia parte della nostra formazione professionale.
Il futuro del make-up non è contro il digitale
Non penso che il futuro del make-up debba essere una scelta tra mondo reale e mondo digitale.
Penso esattamente il contrario
Abbiamo la fortuna di vivere in un momento nel quale possiamo utilizzare entrambi. Possiamo studiare online e poi mettere in pratica. Seguire un professionista dall’altra parte del mondo e poi confrontarci con un collega che lavora nella nostra città. Possiamo utilizzare i social per far conoscere il nostro lavoro, il nostro stile e le nostre competenze. Usare la tecnologia per formarci, aggiornarci e comunicare.
Ma dobbiamo ricordarci che il digitale deve essere uno strumento, non il nostro unico ambiente professionale. Perché il make-up è fatto di persone, di volti, di mani, di relazione, di esperienza e soprattutto di capacità di adattarsi a ciò che abbiamo davanti.
Nel 2026-2027 non abbiamo bisogno di meno social. Abbiamo bisogno di più professionisti
Forse è proprio questo il punto dal quale sono partita. Il make-up oggi sembra più semplice perché abbiamo imparato a raccontarlo molto bene. Vediamo il risultato finale, il video montato, la luce perfetta, la pelle perfetta, il gesto preciso.
Ma dietro a quel gesto, quando c’è vera professionalità, ci sono anni di studio e di esperienza. Ci sono errori, ci sono giornate difficili, ci sono clienti diversi, ci sono lavori che non vedrà mai nessuno, ci sono ore passate a studiare e a provare, ci sono viaggi, incontri, collaborazioni, osservazione e tanta gavetta e ci deve essere, soprattutto, la fame di imparare.
Quella non può essere sostituita da un algoritmo.
Le tendenze continueranno a cambiare. Oggi parleremo di skinimalism, domani tornerà un altro trend e dopodomani probabilmente recupereremo qualcosa che pensavamo fosse definitivamente passato.
I prodotti cambieranno. Cambieranno le tecnologie, i social, le modalità di comunicazione e anche il modo di fare formazione.
Ma alcune cose continueranno ad avere valore
La curiosità, la tecnica, l’esperienza, il rispetto per il cliente, la capacità di ascoltare, la discrezione, la voglia di mettersi in gioco e la capacità di continuare a migliorarsi.
Perché dopo tanti anni di questo lavoro sono sempre più convinta che il vero professionista non sia quello che sa già tutto. È quello che, nonostante gli anni di esperienza, ha ancora voglia di imparare qualcosa di nuovo.
E forse è proprio questa la cosa più bella del nostro mestiere: sapere che, davanti a ogni nuovo volto, a ogni nuovo progetto e a ogni nuova esperienza, possiamo ancora diventare un po’ più bravi di ieri.
Il trend passa. La professionalità del make-up artist resta.

